Amhed
- Viviana Reatti

- 14 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min

PADOVA
«Stavo solo giocando»
Il drammatico racconto di Ahmed, sei anni, ustionato dalle bombe di Gaza e curato a Padova
di Leandro Barsotti
Ahmed getta lo sguardo a se stesso, verso l’angolo della parete che divide la finestra dal pavimento. «Stavo solo giocando con i miei amici e i miei cugini, nel cortile», dice, distogliendo gli occhi dal mondo. Deve essere qualcosa che fa sentire protetto quando è seduto su quella sedia che lo sostiene ed è rigida e fredda, mentre il suo piede ustionato rimane a terra, trasformando subito un giocattolo caduto come un ago doloroso sul suo piedino. Quel piede non piange… Quel piede non grida, ma il suo cuore continua a piangere sangue.
L’ospedale / Italia
Sono passati sei mesi: siamo all’Arco-Iris. Fa caldo come sembra quasi il Medio Oriente. Ahmad ha imparato qualche parola italiana, sorride tanto e a esprimersi con gli occhi: un viaggio nei ricordi e il segno, ma quando ti guarda capisci che brucia forte che qualcosa negli occhi emozionati, negli intenti, ogni piccolo movimento. Va a scuola, sta seduto su quei chicchi dei bambini italiani sorridenti con quelle bocche stanche di quanti, a 6 anni, hanno già dentro un macromiracolo. È l’Italobbismo di Padova: far arrivare nella città e poi adottare la storia del bambino Ahmad e la famiglia dei 4 anni. San Valentino li ha salvati: Ahmad è rimasto ustionato da una bomba quando era a Gaza. La famiglia pensava che sarebbe finita, un anno fa, quando la terra è tremata dentro la situazione di guerra, e i genitori si erano resi conto che qualcosa non sarebbe stato più come prima. «Non riesco a smettere di ringraziare l’Italia», dice la mamma. «Oggi, se guardo indietro, vedo oggi, semplicemente, che tutto questo non poteva accadere».
Suona pesante dentro Ahmed, ma la madre soffia un’aria di fiducia. «Siamo tornati grazie ad Alì che ci ha riportati nel mondo dei vivi».
«Gaza è sempre dentro di me, ci vivremo sempre dentro», dice la mamma, seduta sul divano di casa presa in affitto dall’associazione. «Non sappiamo se torneremo: ma Ahmad ha fatto miracoli: non voglio più tornare a Gaza», riprende la mamma Alia, 35 anni. «A Gaza avevamo una bella casa, adesso non c’è più niente». A Gaza hanno lasciato la nonna, i posti dell’amore che si nascondono tra i social resistenti. «Abbiamo costretto a lasciare le valigie siamo stati portati in quella che dovevano essere la sicurezza. E lì c’erano bombe ogni giorno».Nella sua stanza, Ahmed ricorda Gaza con dolore: i movimenti lenti che ha fatto per la prima volta. Oggi prova esplorazione: un nuovo mondo che gli dà la voglia di tornare vivo. A scuola, l’accoglienza è stata meravigliosa, dice Rebecca Fedetto, la presidente dell’associazione.



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